Prendere una decisione significa esporsi all’imperfezione di alcuni meccanismi della nostra mente, i bias.
Si tratta di pregiudizi cognitivi e possono condurre ad una scelta o un pensiero inesatto. Approfondiamo.
Velocità, razionalizzazione, istinto. Ma anche creatività e ragionamento.
Il cervello possiede tutte queste caratteristiche, oltre ad essere un intricato e complesso sistema ancora in forte e continua scoperta.
Ma come funzionano le decisioni del cervello e, soprattutto, come i bias, gli errori della mente, influiscono sul processo decisionale?

Il decision making è un processo che fa parte delle attività cognitive. Si tratta, in parte, del frutto di una riflessione, di una elaborazione di pensiero.
Sappiamo che il processo decisionale non è unico e tiene conto di fattori oggettivi, quindi i dati, le prove e ipotesi dimostrate, oppure può avere una componente irrazionale, scenario in cui non abbiamo dati a disposizione, ma solo il metodo di giudizio individuale.
Da questo concetto viene da sé che, quando un processo decisionale parte dal singolo individuo, quest’ultimo è vittima di un processo ancestrale, che il nostro cervello porta con sé, ovvero la velocità di intervento, la razionalizzazione degli eventi, una parte istintiva che mira alla sopravvivenza, in ogni situazione.
Questi aspetti della mente conducono ad un agito speciale che la nostra attività cognitiva adotta nella maggior parte delle decisioni quotidiane, ovvero quelle scorciatoie definite euristiche.
Ma lo sappiamo, il cervello non è infallibile e, nel caso in cui le euristiche subiscono una distorsione, che il pensiero che generano miri ad un errore o all’imperfezione, allora parliamo di bias.
Bias cognitivi: significato
Il significato più lampante di Bias è “pregiudizio”. Un errore cognitivo che non corrisponde alla reale percezione della realtà.
Siamo tutti esposti alla possibilità di inciampare in un bias cognitivo. La causa di un bias, di quella distorsione della mente che ci porta a sbagliare, può essere attribuita a 4 motivi:
- La mente è esposta a troppe informazioni contemporaneamente. Succede a chi abusa di un comportamento multitasking, a chi compie troppe azioni contemporaneamente.
- La mente non ha abbastanza informazioni per prendere una decisione, e quindi va a colmare questa carenza con un bias.
- I ricordi e la memoria, entrambi sono cause scatenanti di eventuali distorsioni cognitive.
- La velocità di azione, ovvero quando la mente è invitata ad agire velocemente e quindi inciampa in uno sbaglio cognitivo.
Un overdose di informazioni, la velocità, la memoria oppure una carenza di informazioni deviano il percorso di un processo decisionale.
Abbiamo detto che tutti sono esposti ai bias, che evitarli è impossibile. D’altra parte conoscerli, soprattutto quelli che hanno un forte impatto sul decision making, è uno slancio verso la razionalizzazione del pensiero.
Quello dei bias è un campo di studio ancora fertile, in cui i primi semi, le prime importanti rivelazioni, sono stati piantati e raccolti prima dal premio Nobel Herbert Simon, successivamente da un altro premio Nobel, Daniel Kahneman. In particolare Kahneman affronta il tema dei bias nel suo libro Pensieri lenti e veloci.
Kahneman ha condotto i suoi studi nell’ambito delle scienze sociali, delle neuroscienze e della psicologia affiancato da Tversky. Negli anni seguenti, fino ad oggi, gli studi non si sono mai affievoliti, tutt’altro.
L’argomento bias è continuamente affrontato e interessa non solo la psicologia, ma anche l’economia, l’imprenditoria, il marketing.
Questo interesse è dovuto al fatto che un bias prevedibile può essere sfruttato in tante dinamiche di vendita o dei rapporti interpersonali.
Nel mondo del decision making, invece, lo scopo benefico della conoscenza dei bias e , quindi, della loro anticipazione, è fondamentale per condurre il processo decisionale nella migliore direzione possibile.
Bias cognitivi e decision making
Il processo decisionale si perfeziona di continuo e va mantenuto sotto un rigido controllo, affinando non solo le tecniche, la formazione, il lavoro di squadra, ma anche perché la tecnologia si sviluppa in funzione di esso, investendo sull’intelligenza aumentata per velocizzare, migliorare e perfezionare il decision making. Butterfly Decision ne è l’esempio.
Tuttavia, nonostante i passi da gigante che si fanno in questo ambito, abbiamo raccolto alcuni esempi di bias, i più comuni, che influenzano negativamente un processo decisionale.
Il bias di conferma
Il bias della conferma, o confirmation bias, è forse uno dei più noti e conosciuti. Questa distorsione porta la nostra mente a credere ancora più intensamente alle sue idee, cercando conferma nel contesto. In altre parole, se crediamo fortemente in qualcosa, tendiamo a cercare attorno a noi solo le notizie, le manifestazioni o le persone che remano a favore della nostra idea, ignorando tutto il resto.
Il cervello ci porta a cercare la conferma, ma può allontanarci dalla realtà, ignorando perfino i dati scientifici e le evidenze.
In un processo decisionale questo bias è logorante, perché ci maschera la veridicità e l’oggettività delle opzioni.
Bias dell’ancoraggio
Il bias dell’ancoraggio, o Anchoring bias, indica quell’atteggiamento che ci porta a giudicare, valutare o definire cose, prezzi o persone, influenzati da un’ancora prefissata. Ad esempio, se in linea di massima so che un libro costa tra i 10 e i 20 €, difficilmente pagherei lo stesso oltre le centinaia di euro. Tuttavia, se mi trovassi di fronte ad un prodotto nuovo, un libro che non ha termini di paragoni perché è il primo e unico nel suo genere, non sarei ancorato ad un prezzo di partenza. tendiamo a dare un giudizio frettoloso se abbiamo termini di paragone a cui ancorarsi e, nel decision making, questo si traduce in pre-giudizio.
Bias dell’eccesso di fiducia
Ancora una volta un bias diffuso, che capita a tutti. Il bias dell’eccesso di fiducia, o overconfidence bias, indica quella tendenza a sovrastimare noi stessi, riponendo eccessiva fiducia nelle nostre possibilità, nelle nostre capacità e abilità.
Un eccesso di autostima è pericoloso perché distorce e altera le nostre reali conoscenze su un argomento. Viene da sé che nel processo decisionale, un eccesso di stima verso se stessi può distorcere e influenzare negativamente il giudizio.
Conclusioni
Non si può decidere di non subire o inciampare nei bias. Fanno parte del meccanismo cerebrale, sono parte integrante del nostro atteggiamento ancestrale.
Conoscerli è, in ogni caso, un grandissimo vantaggio.
Nel processo decisionale, soprattutto quando si parla di imprenditoria, di decisioni in campo medico, di marketing e di grandi aziende che hanno un grande impatto sulla società, è bene eliminare l’impatto che i bias hanno sul processo di decision making.
Il software che abbiamo realizzato e perfezionato ottimizza questa parte del processo. Ti invitiamo a entrare nella nostra community per approfondire il tema.